Io, oggi, non sono Charlie [un post pieno di ripetizioni].

Oggi non sono Charlie, mi dispiace. Non ci riesco. Non lo sono perché voglio ristabilire un po' la media.
Fortunatamente, però, lì fuori ci sono migliaia di campioni di libertà indignati, per cui tutto andrà bene.
Anche quelli che non sono mai stati Charlie, quelle persone giustamente indignate ma che fino all'altroieri mai hanno letto Charlie Hebdo e anzi, in molti casi, ne ignoravano l'esistenza.
Ecco, se qualche volta l'avessero sfogliato, avrebbero trovato anche cose sgradite. Forse l'avrebbero richiuso.
Avrebbero visto dei disegnatori che giocavano contro le intolleranze, i fascismi, le ipocrisie. Le nostre, prima di tutto. I nostri fascismi, le cazzate del nostro popolo di mostri perbene.
Ne ho visti tanti.
Ho visto ragazze francesi, di destra, pro-sarko. Ultracattoliche, al limite del fanatismo. Persone che odiano e temono zingari e musulmani, manouches e arabes, li odiano quando non possono sfruttarli. Oggi loro (non) sono Charlie.
Ho visto cretini sui social che "E ma un po' se la sono cercata", " E dovevano saperlo, sti cazzo di mussulmani non sono come noi cattolici". Comunque, un po' controvoglia, oggi pure loro (non) sono Charlie.
Poi ci sono quelli che oggi sono Charlie nel nome della satira e della libertà. Giusto, l'evento tragico tira sempre fuori il meglio di noi. Normalmente, però, sono quelle persone che alle volte si indignano, si indignano se vedono satira non gradita, eh ma che cattivo gusto. Ma la satira non ha limiti, men che meno quello del buon gusto. La satira anzi mira a sgretolare le nostre certezze, a riderne, a bruciarle. E lo fa dicendo anche piscio, merda, culo, tette, pompino, quando serve. "Se nulla di quello che vedi può offenderti, allora non vivi in un mondo libero", questo un reiterato motto sulla satira e i suoi confini. Che non dovrebbero esistere.
Oggi anche voi siete Charlie, ma in realtà non state difendendo satira e libertà: state difendendo le vostre certezze.
E la cosa, come abbiamo visto, è molto molto diversa.
Che dire poi dell'establishment?
Hollande parla di "eroi della libertà", però non lo erano da vivi, erano "quelli dell'hebdo". E, davvero, non erano eroi, erano disegnatori a tratti geniali, di sicuro liberi. Questo sì. Ma noi, si sa, abbiamo l'hobby dell'iperbole e della classificazione.
La Le Pen, esponente di quel putrido misto di fascismo, xenofobia, ignoranza e ipocrisia e volgarità che Charb e soci combattevano ogni giorno a colpi di matita e inchiostro, li usa per le sue cazzate (di stamattina l'idea di ripristinare la pena di morte: Wolinski ne sarebbe stato entusiasta). Anche lei è Charlie, oggi.
E da noi, noi che al peggio sappiamo allinearci così bene?
Salvini, anche se mi ero ripromesso di non scrivere merda due volte nella stessa pagina, salvini dicevo scrive un post infarcito di maiuscole, parla di musulmani da cacciare, di islam da espellere, di cancro, di occidente lasso, di "ora basta". E poi chiude con "io sono Charlie". Senza rendersi conto dell'enorme fondamentale contraddizione, perché Charlie (non fa il surf) lottava e lotta proprio contro tutte le cazzate scritte nel post e attuate dagli imbecilli coi bastoni. Senza rendersene conto, ho scritto, ma salvini in realtà lo sa benissimo, ha solo sfruttato l'evento per ottenere diecimila like a cadaveri ancora caldi.
Gasparri, invece, si dice Charlie e vuole mandare i caccia, i caccia a bombardare non sa chi o cosa, però lui si vede come un Charlie-in-a-cockpit mentre fa l'ok col pollice alla sua bella. E vabbè.

***
E così, dicevo, oggi è pieno di Charlie che in realtà difendono se stessi, le loro convinzioni, il sistema di valori che si sono creati. Niente di male, basta dirlo.
È pieno di Charlie che fino a 24 ore fa non sapevano di esserlo, e tra 24 ore torneranno nel loro credo, nel loro buon gusto, nella loro moderazione. Càpita, eh, capita soprattutto quando c'è un evento assurdo e insensato, come si dice in giro. Ma non è vero: non è più assurdo di mille cose che accadono ogni giorno. Violento, questo sì. Ma purtroppo rientra nella media, la media di un mondo violento e meraviglioso, spietato e bello e insensato.

***
Io per me, come disegnatore e lettore e persona, sono un po' triste e arrabbiato, e quindi un filo acido. Mi scuserete.
Sono arrabbiato per i molti che - più o meno in buona fede - si appropriano di Charlie Hebdo e lo infangano, incasellandolo e addomesticandolo (perché la realtà è diversa dai sistemi che costruiamo nelle nostre testoline). Voi oggi non siete Charlie, voi siete con Charlie. A fianco, un po' discosti. È diverso.
Sono triste per quei disegnatori che mi divertivano, sono triste per le copie lette nei bar francesi, le copie dimenticate sui treni, le copie sepolte da qualche parte in questa stanza.
E non sono Charlie. Lo sarò di nuovo, un poco, da domani. Oggi lascio fare a voi, con gli avatar e le fiaccolate, perché se tanto piacciono le medie, così prudenti e rassicuranti, allora è giusto che ci sia anche qualche non-Charlie in mezzo a tanti altri.

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Oggi non sono Charlie, mi dispiace. Non ci riesco. Non lo sono perché voglio ristabilire un po' la media. Fortunatamente, però, lì fuori ci sono migliaia di campioni di libertà indignati, per cui tutto andrà bene. Anche quelli che non sono mai stati Charlie, quelle persone giustamente indignate ma che fino all'altroieri mai hanno letto Charlie Hebdo e anzi, in molti casi, ne ignoravano l'esistenza. Ecco, se qualche volta l'avessero sfogliato, avrebbero trovato anche cose sgradite." data-share-imageurl="">
Oggi non sono Charlie, mi dispiace. Non ci riesco. Non lo sono perché voglio ristabilire un po' la media. Fortunatamente, però, lì fuori ci sono migliaia di campioni di libertà indignati, per cui tutto andrà bene. Anche quelli che non sono mai stati Charlie, quelle persone giustamente indignate ma che fino all'altroieri mai hanno letto Charlie Hebdo e anzi, in molti casi, ne ignoravano l'esistenza. Ecco, se qualche volta l'avessero sfogliato, avrebbero trovato anche cose sgradite." data-share-imageurl="">