A proposito di Davis

inside-davis

Metto le cose in chiaro da subito: quando si parla dei fratelli Coen sono di parte, adoro la loro intelligenza e il loro talento, e solo a volte ho qualcosa (qualcosina, un'inezia) da ridire. È successo con A serious man, ad esempio, o il Grinta (che era girato benissimo, era fantastico, ma l'epopea della bambina e le citazioni puritane mi stancarono leggrmente).
Faccio anche una premessa: ho visto il film con un'amica di vecchia data, ricercatrice, che prima di entrare (eravamo seduti su una panchina di piazza Bodoni, davanti al conservatorio) mi parlava di Smetto quando voglio con queste parole: "Non sapevo se ridere o piangere, visto che è la situazione che vivo ogni giorno".
Tenetelo presente, sarà importante.

Aggiornamenti dal fiume Mekong

Dunque, quache notizia sparsa. È cambiato qualcosa nella grafica del blog, dettagli che però mi avevano stancato.
Passando alle cose (un poco) più serie, a breve uscirà un mio fumetto. La cosa negativa è che la distribuzione è pessima (editore piccolo, indipendente), quella positiva è che uscirà anche e soprattutto come ebook e sarà disponibile sui principali store on-line. E a un prezzo basso, politico. Ne parlerò comunque a momento debito.
Sempre sul piano fumetto, a breve inizierò una cosa un po' strana che dovrò necessariamente spiegare. Una cosa autoprodotta, perché nessun editore acconsentirebbe a un piano editoriale così schizofrenico. Sarà una cosa innovativa, comunque, e per me lavorarci è impegnativo ma - tutto sommato - bello.
Arvedse.

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Restiamo x.

epernay
Si comincia dopodomani, di buon mattino. Per ora aspetto che arrivino tutti, cioè gli altri. Degli anni scorsi rimane una ragazza, simpatica, fumatrice, due bambini piccoli che le mancano ogni anno. Dovremmo dormire in tre o quattro nello chalet, un casotto di legno con una doccia da campo e un cucinotto, e grande abbastanza (o piccolo abbastanza) per stendere quattro brande. C'è una stufa a gas che di solito mettiamo su una panca contro il muro.

Il tweet di oggi 16 agosto duemilatredici

Ma allora.

grattacielo
Beh, buone notizie no? Torino sta morendo, quello che non aveva fatto Chiamparino lo fa quell'altro, silenziosamente, come piace a noi. Sta morendo culturalmente, con la fine di quella parola che tanto piace agli imbolsiti ("movida", un'etichetta proprio del #####), la chiusura dei luoghi di aggregazione, la chiusura dei muri (nel nome del decoro - ?- e della legalità - ? -), le ordinanze restrittive su musica e alcool dopo le 23. Cioè, non che me ne freghi del ragazzino che fa le cinque tra musica tunz e "minchia ho preso tipo 4 ginlemmmon!", ma quello che faceva della città qualcosa di vivo e diverso da Lugano sta sparendo.

La frase più bella del mondo

"Che poi dicono è una cosa pissicologia, pissicologica, ma quando vai i commercianti e ti dice sono solo due euro -ma due euro DIOFA' SONO OTTOMILA LIRE- di una volta"

Storia di un grattacielo

Guardo lo skyline di Torino dall'alto, dal Monte dei Cappuccini; salendo a Superga cambierebbe sensibilmente l'angolazione, e poi il punto di vista rialzato schiaccerebbe la città. E quindi è da qui che guardo le montagne tutto attorno alla piana, e lo skyline.
No.
Guardo i tetti di Torino, perché questo è sempre stato l'ambito esatto, la dimensione della città. Skyline è termine alieno e non ci appartiene.
Naturalmente è solo questione di tempo, e presto avremo anche noi i nostri grattacieli, e diventeremo skyline anche noi.
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Tangram tre

Gira a destra, gira a destra.
La notte dalla finestra aperta, fruscii di auto, di gomme di auto,
e sonnolenti urli di città dal rettangolo verde.
Gira a destra, gira a destra.
Chiara, la voce metallica di donna. Col tempo sono migliorate: sembrano quasi umane.
Gira a destra, gira a destra.
Stavolta, se possibile, si interrompe un po' brusca. Un grillo resiste, da solo, nonostante settembre. I rumori della notte e della collina arrivano puliti, scivolano appena sui cassonetti agli angoli delle vie. Si infilano esatti, piano, avanzano. Come loro anche questa voce di donna finta; e però non sento motori vicini, e quindi ci sarà qualcuno col rettangolo in mano, a farsi guidare in questo blu?
Gira a destra, gira a destra. Sei arrivato destinazione.
Bagliori azzurrini sul cornicione subito sotto al tetto, alternati a rettangoli e rombi più scuri. Blu.
Gira a destra, gira a destra.
Ancora?

Tangram 2

Dal balconcino si vede solo un pezzetto di porto, col sole delle 9 del mattino. Il complesso è un enorme insieme di condomini nuovissimi in tonalità pastello, e in mezzo questo porto-canale ugualmente nuovo, con tanto di ponte che si alza e pontili di legno. Finiture color turchese, vetrate, balconcini, mancorrenti arrotondati. Ascensori panoramici. Negozi. Barche, tantissime barche a vela e motoscafi ormeggiati in mezzo. L'effetto è quello di una Venezia in salsa Las Vegas, ma in reltà siamo dall'altra parte dell'oceano e il sole è decisamente quello del Mediterraneo.
La facciata-alveare è un susseguirsi di scenette varie, a differenti livelli e diverse latitudini. Come caselle di un quiz alla tv.

Tangram 1

E con un  bianchetto ho iniziato a sbianchettare la riga, al di sopra dell'asta di metallo della macchina da scrivere. L'ho fatto come farebbe un anziano modellista, le sue lenti concentrate su un biplano in scala, o qualcuno che maneggia lo smalto, perché il boccettino era proprio simile. Col pennello, voglio dire, e la cannuccia di plastica che sempre s'incrosta, e che ad annusarla ricorda imbianchini e muri fatti di fresco- con il conseguente abbondare sparso di secchi di plastica incrostati e di odore misto sigaretta-gomma-acrilico. È un odore fresco, da autunno o da marzo, come una piscina all'ombra di mattina, pulito e freddo insieme.

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