Restiamo x.

epernay
Si comincia dopodomani, di buon mattino. Per ora aspetto che arrivino tutti, cioè gli altri. Degli anni scorsi rimane una ragazza, simpatica, fumatrice, due bambini piccoli che le mancano ogni anno. Dovremmo dormire in tre o quattro nello chalet, un casotto di legno con una doccia da campo e un cucinotto, e grande abbastanza (o piccolo abbastanza) per stendere quattro brande. C'è una stufa a gas che di solito mettiamo su una panca contro il muro.

Quest'anno si comincia tardi, e anzi molti partono il primo ottobre. Farà freddo, e per una settimana è prevista un'alternanza di temporali e semplice pioggia. Oggi sono passato a vedere una delle vigne, con il padrone, ed è stato un errore: meglio arrivarci impreparati, ché tanto non si è mai pronti e almeno sul momento devi dimenticare freddo e sonno e iniziare a tagliare e raccogliere. Ma così no, non così, guardavo i grappoli e pensavo ai movimenti per risparmiare tempo ed energie, guardavo i solchi per terra dove è possibile - non facile, ma possibile - inciampare, guardavo con una smorfia le piante che partono da 5 centimetri e arrivano poco sopra il gomito.
Quest'anno raccoglierò in coppia con la figlia dei padroni, una delle due, e anche sapere questo non è un bene. Meglio arrivare ignari. Non è stronza, di quella stronzaggine che si impara nelle vigne, è però molto veloce. Roba da minimo dieci casse al giorno. Minimo.
Mi hanno confidato che è bene mettere due veloci in coppia, e questo dovrebbe essere un complimento. E lo è, in qualche modo. Sono arrivato come un diciottenne al debutto in serie A, e che l'anno dopo è quasi capocannoniere. Ora mi hanno messo a giocare in Champions, in uno squadrone dove i compagni sono fortissimi. Vedremo: o esplodo oppure finirò tra le riserve.
Ma sentitemi. Già penso in un'ottica da vendangeur, da povero stronzo che lotta per un metro di vigna, digrignando i denti con le ginocchia rotte nel fango. È questo che siamo tutti, qui: e l'unico discrimine è tra chi è veloce e chi è lento.
Va bene, va bene. Solo mi stanca pensare alle vigne, ai grappoli, alle forbici ed alle casse grigio asfalto. Alla pioggia. Le gambe fanno male dopo qualche ora, la schiena a fine giornata urla. La pioggia. Le mani si riempiono di graffi e tagli giorno dopo giorno; artisti qui e artisti là: guardatele ora queste mani d'artista, guardate gli artisti chini nel fango. Contano i gesti per camminare mezzo metro in meno e non guardano mai al di sopra della loro pianta.

Dopodomani si comincia, e non voglio pensarci oltre. Restiamo umani, diceva qualcuno, e di certo si riferiva a qualcosa di più alto e più nobile. Ma qui non c'è nulla di alto e nobile, e noi siamo solo bestie avide affamate sporche che a sera trovano un po' di tempo per scherzare e accendere una sigaretta. E allora anche a noi farebbe comodo qualcosa che ci ricordasse la parola "umani", e cosa vuol dire.

Dopodomani si comincia, ma non voglio pensarci oltre.

Si comincia dopodomani, di buon mattino. Per ora aspetto che arrivino tutti, cioè gli altri. Degli anni scorsi rimane una ragazza, simpatica, fumatrice, due bambini piccoli che le mancano ogni anno. Dovremmo dormire in tre o quattro nello chalet, un casotto di legno con una doccia da campo e un cucinotto, e grande abbastanza (o piccolo abbastanza) per stendere quattro brande." data-share-imageurl="http://www.umbertomassa.org/blog/sites/default/files/field/image/13%2520-%25201.jpg">
Si comincia dopodomani, di buon mattino. Per ora aspetto che arrivino tutti, cioè gli altri. Degli anni scorsi rimane una ragazza, simpatica, fumatrice, due bambini piccoli che le mancano ogni anno. Dovremmo dormire in tre o quattro nello chalet, un casotto di legno con una doccia da campo e un cucinotto, e grande abbastanza (o piccolo abbastanza) per stendere quattro brande." data-share-imageurl="http://www.umbertomassa.org/blog/sites/default/files/field/image/13%2520-%25201.jpg">