Storia di un grattacielo

Guardo lo skyline di Torino dall'alto, dal Monte dei Cappuccini; salendo a Superga cambierebbe sensibilmente l'angolazione, e poi il punto di vista rialzato schiaccerebbe la città. E quindi è da qui che guardo le montagne tutto attorno alla piana, e lo skyline.
No.
Guardo i tetti di Torino, perché questo è sempre stato l'ambito esatto, la dimensione della città. Skyline è termine alieno e non ci appartiene.
Naturalmente è solo questione di tempo, e presto avremo anche noi i nostri grattacieli, e diventeremo skyline anche noi.
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La prima vista sulla città cerchia piazza Vittorio, bella e apparentemente simmetrica. Prima c'è il fiume con i suoi ponti; oltre c'è via Po, che porta a piazza Castello e quindi a via Roma, via Garibaldi, via Lagrange e tutte le altre. Torino s'è da sempre sviluppata su un reticolo quasi esatto di vie ortogonali, e a guardarla dall'alto si vedono le facciate dei palazzi, le cupole delle chiese, le piazze le stazioni e i giardini; aguzzando lo sguardo, si vedono anche le fontane, i tram, la sommità del Consrvatorio, o delle biblioteche, o dei palazzi storici. È questa la dimensione.
Appena a destra di via Po, di fianco alla brutta e bassa sagoma marrone dell'università, c'è la Mole. Alta, bella, è stata costruita in armonia con tutto il resto- ed è una cosa chiara, evidente. Camminando per la città sbuca all'improvviso, schiacciandoti con la sua prospettiva e le sue luci: l'edificio sottostante, la volta, il tempio, le luci gialle e verdi, la luce rossa in punta- per gli aerei- e la serie di Fibonacci allungata su un lato, sempre in rosso; a dire il vero la serie si vede anche da quassù, e bisogna ammettere che non stona. Difatti, a pensarci bene, nessuno ha mai protestato per questi piccoli cambiamenti. Sarà, mi dico, perché erano piccoli dettagli esteriori che non toccavano l'anima delle cose.
Dicono che la città sia cresciuta sempre guardando alla Mole, e forse è per questo che non si trovano gratatcieli nemmeno spaziando verso la periferia. Qualche edificio alto (la sede storica della Lancia, qualche albergo, o il centralissimo "dito" di Mussolini..), questo sì, ma il grattacielo mai; si vede che questo non era nell'anima delle cose.
E finora la megalomania (discreta, siamo torinesi..) dei signori della città si è sempre sviluppata in orizzontale. Per rispetto alla Mole? Alla città? Chissà. La San Paolo s'è appropriata di mezza piazza San Carlo, il salotto buono della città. Gli Agnelli hanno costruto un casermone beige al Lingotto, uno più brutto e più bianco a Mirafiori. Perfino le Olimpiadi del 2006 hanno lasciato in eredità pochi palazzi, relativamente bassi e mostruosamente colorati, e l'unico manufatto alto- nel senso convenzionale del termine- è un arco rosso tenuto su da tiranti d'acciaio: ma è- o sembra- così leggero da non dar fastidio.
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Con il nuovo millennio i signori si sono fatti più ambiziosi. Hanno aspettato lo scoglio delle Olimpiadi- vediamo se fallisce tutto, oppure no- e poi si sono decisi ad abbandonare anche quel residuo di falsa- ed esteriore- discrezione. Se abbiamo parlato di skyline, possiamo anche usare downstatement, no?
Ma chi sono i signori? Morti o dissolti gli Agnelli, la fiat è passata in mano a un signorotto in maglioncino che l'ha liquidata all'estero: la fiat non c'è più. Con soddisfazione da ambe le parti: gli industriali che s'industriano altrove, e altrove fottono la famosa manodopera, ed i torinesi che hanno imparato che Torino non era solo macchine e tute blu, ma una bellissima e vecchia città fatta di palazzi e monumenti, giardini e mostre. Certo, il sottoinsieme della manodopera torinese è un pochino più restio a comprendere le belle sorti progressive.. ma vedete, si chiama globalizzazione ed ha colpito anche qui.
Chi prospera davvero sono le banche. Una ha inglobato altre banche per tutta la penisola, l'altra si è fusa con un colosso milanese.
E come celebrare questo matrimonio? Da oggi siamo un po' più meneghini, si disse. Basta con questo understatement, aggiorniamo il nostro skyline. Si disse.
Chiamarono così l'archistar più famosa al mondo, che noncurante dell'anima secolare della città disegnò il primo vero grattacielo di Torino. Enorme, altissimo, alto come la Mole, più alto della Mole. Il rispetto che- più o meno consciamente- chiunque aveva usato nell'accostarsi alla città.. beh, semplicemente è demodé. Ma signori, basta con queste romanticherie! Il nostro grattacielo sorgerà proprio laggiù, e cambierà per sempre l'immagine della città. Alto, imponente, farà concorrenza alla Mole e a tutti quelli che verranno dopo di lui.
Quando all'architetto chiesero la cosa più semplice del mondo, chiesero "perché?", lui rispose che "Torino non aveva ancora grattacieli".
Giusto.
Bello rinunciare a un'identità nel nome del solito righello. Noi maschietti giochiamo sempre a chi ce l'ha più lungo, e il segno del potere è arrivare più in alto degli altri. Gli altri chi? Lascia stare, intanto lo facciamo, poi gli altri verranno.
Non bastava più la colonizzazione del salotto di Torino? Comprensibile, l'ego va sempre rimpinzato. Ma allora c'erano tante zone da riqualificare, tanti nuovi Lingotto da mettere in piedi. Naa, è ba-na-le. È così understatement!
La storia del grattacielo Sanpaolo-Intesa (o viceversa) nasce con il presidente Ghigo; sono poi Bresso e Chiamparino ad assegnare- al termine di regolare gara- l'appalto. Fassino, venuto dopo di loro, annuisce soddisfatto guardando verso l'alto. È bello avere una sinistra così simile alla destra, vero?
Non li ferma il piano regolatore, che viene aggirato con varianti ed eccezioni. Ma cosa lo dico a fare, nel Paese educato alle leggi ad personam, ad hoc, ad honorem, ad maiora.
Non li fermano le proteste dei cittadini, e di tutti quelli che credono che in fondo una città possa avere una sua anima: si obbligano appaltatore e architetto a schiaffarci un ristorante panoramico in cima ("Così non è più il nostro pene, è il vostro, vedete?"), e il gioco è fatto.
Non li fermano le inchieste, che accertano che le parcelle sono gonfiate e che parlano di tangenti e trucchi da Terra dei Cachi.
Non li ferma nulla, e se ci si pensa è proprio questo il peggio: l'inevitabilità delle scelte fatte da poche persone, e calate sulla testa di tutte le altre.
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Guardo la città dall'alto. La striscia imponente delle montagne, sullo sfondo, è così reale che sembra di poter toccare le cime bianche e i fianchi blu solo allungando il braccio. Davanti la città, con i suoi alberi ed il fiume, con i campanili e i tetti, con i cortili e i palazzi. La Mole, un po' a destra, si inserisce con esattezza in quella striscia fredda, ci si inserisce senza coprirla, con grazia e discrezione. Sta diventando buio, e le luci si accendono: fisse quelle dei monumenti e delle piazze, tremolanti i fanali delle auto, semplici scie quelle riflesse sul Po. Il bianco delle montagne non è più così chiaro, è un rosa arancione spento.
Fa freddo, e dietro alle nuvolette penso che prima o poi vedrò dei blocchi alti e grossi colpire le montagne e coprire la città. Uno, il primo, e poi chissà quanti altri a seguire. Magari non domani, ma succederà- e non posso farci niente.
Nessuno di noi può farci niente, se non ripensare- tra chissà quanti anni, con noncuranza anestetica mentre si cerca di ricordare il momento preciso- a quando il nostro orizzonte è diventato una skyline.
Guardo lo skyline di Torino dall'alto, dal Monte dei Cappuccini; salendo a Superga cambierebbe sensibilmente l'angolazione, e poi il punto di vista rialzato schiaccerebbe la città. E quindi è da qui che guardo le montagne tutto attorno alla piana, e lo skyline. No. Guardo i tetti di Torino, perché questo è sempre stato l'ambito esatto, la dimensione della città. Skyline è termine alieno e non ci appartiene. Naturalmente è solo questione di tempo, e presto avremo anche noi i nostri grattacieli, e diventeremo skyline anche noi." data-share-imageurl="http://www.umbertomassa.org/blog/sites/default/files/field/image/torinopan1.jpg">
Guardo lo skyline di Torino dall'alto, dal Monte dei Cappuccini; salendo a Superga cambierebbe sensibilmente l'angolazione, e poi il punto di vista rialzato schiaccerebbe la città. E quindi è da qui che guardo le montagne tutto attorno alla piana, e lo skyline. No. Guardo i tetti di Torino, perché questo è sempre stato l'ambito esatto, la dimensione della città. Skyline è termine alieno e non ci appartiene. Naturalmente è solo questione di tempo, e presto avremo anche noi i nostri grattacieli, e diventeremo skyline anche noi." data-share-imageurl="http://www.umbertomassa.org/blog/sites/default/files/field/image/torinopan1.jpg">