racconto

Notte a Nizza stazione

nizza stazione
Arrivo al piazzale della stazione verso l'una. I piani erano diversi, ma mi sono addormentato sul treno e ho dovuto recuperare molti km a piedi, con lo zaino un altro zaino ed un borsone.
Arrivo al piazzale, dicevo, ed è tutto chiuso. La stazione, i bar, i ristoranti, forse anche gli alberghetti senza stella. I pochi che espongono tariffe costano minimo 40 euro - troppissimo per il budget che mi ero fissato in questo buco di mondo. Presumibilmente è chiuso anche il meraviglioso ostello con le schede magnetiche per le stanze, internet e bagni lussuosi tendenti al miraggio. E poi è distante, e io sono sfatto.
Ora, dovrei parlare di piazza, ma l'impressione è proprio quella di un enorme spiazzo vuoto. No. Non è vuoto. Lungo i muri, lungo ogni superficie più o meno dritta dormono e parlano barboni e tossici. Tantissimi.

Tangram tre

Gira a destra, gira a destra.
La notte dalla finestra aperta, fruscii di auto, di gomme di auto,
e sonnolenti urli di città dal rettangolo verde.
Gira a destra, gira a destra.
Chiara, la voce metallica di donna. Col tempo sono migliorate: sembrano quasi umane.
Gira a destra, gira a destra.
Stavolta, se possibile, si interrompe un po' brusca. Un grillo resiste, da solo, nonostante settembre. I rumori della notte e della collina arrivano puliti, scivolano appena sui cassonetti agli angoli delle vie. Si infilano esatti, piano, avanzano. Come loro anche questa voce di donna finta; e però non sento motori vicini, e quindi ci sarà qualcuno col rettangolo in mano, a farsi guidare in questo blu?
Gira a destra, gira a destra. Sei arrivato destinazione.
Bagliori azzurrini sul cornicione subito sotto al tetto, alternati a rettangoli e rombi più scuri. Blu.
Gira a destra, gira a destra.
Ancora?

Tangram 2

Dal balconcino si vede solo un pezzetto di porto, col sole delle 9 del mattino. Il complesso è un enorme insieme di condomini nuovissimi in tonalità pastello, e in mezzo questo porto-canale ugualmente nuovo, con tanto di ponte che si alza e pontili di legno. Finiture color turchese, vetrate, balconcini, mancorrenti arrotondati. Ascensori panoramici. Negozi. Barche, tantissime barche a vela e motoscafi ormeggiati in mezzo. L'effetto è quello di una Venezia in salsa Las Vegas, ma in reltà siamo dall'altra parte dell'oceano e il sole è decisamente quello del Mediterraneo.
La facciata-alveare è un susseguirsi di scenette varie, a differenti livelli e diverse latitudini. Come caselle di un quiz alla tv.

Tangram 1

E con un  bianchetto ho iniziato a sbianchettare la riga, al di sopra dell'asta di metallo della macchina da scrivere. L'ho fatto come farebbe un anziano modellista, le sue lenti concentrate su un biplano in scala, o qualcuno che maneggia lo smalto, perché il boccettino era proprio simile. Col pennello, voglio dire, e la cannuccia di plastica che sempre s'incrosta, e che ad annusarla ricorda imbianchini e muri fatti di fresco- con il conseguente abbondare sparso di secchi di plastica incrostati e di odore misto sigaretta-gomma-acrilico. È un odore fresco, da autunno o da marzo, come una piscina all'ombra di mattina, pulito e freddo insieme.
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